The Place: quell’oscuro posto del desiderio

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the place attori protagonistiGià, il desiderio. È lui che muove tutto. Ricordate “l’amor che move il sole e l’altre stelle”. Ecco, l’amore, per se stessi o per qualcun altro, altro non è che il desiderio. Che dall’alba dei tempi ci spinge ad agire, nel bene o nel male, per ottenere ciò che vogliamo. E, volente o nolente, perpetrare il male per ottenere il bene, è un grande classico dell’umanità (come ci ricorda in un monologo di rara intensità Il Divo di Paolo Sorrentino).

Ma stavolta è di un altro Paolo del cinema italiano che stiamo parlando: Paolo Genovese. Che fece centro (tanto da generare un remake americano!) con Perfetti sconosciuti. Anche lì, a ben vedere, era il desiderio a muovere tutto, di conoscerci o di sputtanarci l’un l’altro, talvolta per sempre, talvolta solo in sogno. Ecco, potremmo dire che il Desiderio è un posto, una condizione, uno status umano nel quale sguazziamo come in un liquido amniotico che non c’abbandona assieme al cordone ombelicale. Il desiderio ci guida, ci strozza, ci affianca, ci possiede.

The Place di Paolo Genovese è un’indagine acuta e attenta sul desiderio. Un tempo bastava dare una bella sfregatina al Genio della Lampada, fare tre richieste come novelli Pinocchietti e il gioco era fatto (o quasi, perché anche il Genio esprimeva alla lettera). In modo simile si comporta Uomo. Sì, Uomo, così leggiamo dai titoli di coda, questo il non-nome del personaggio interpretato da un bravo e preciso Valerio Mastandrea. A domanda, risposta. Anzi, a desiderio, azione da compiere. Azione, reazione. Causa, effetto. Nulla è gratis, nulla è senza fatica. Ma non sarà forse Dio? Un angelo? Il diavolo? Un truffatore? Un psicologo? Un sadico? Un venditore di aria fritta? O forse siamo noi, una parte di noi, come allo specchio, forse la nostra Coscienza?

Dopo le buone commedie Immaturi e Immaturi – Il viaggio, e aver frequentato i territori di Freud in Una famiglia perfetta e  Tutta colpa di Freud (appunto!), Paolo Genovese rimane in quei lidi e, puntando ancora una volta (dopo Perfetti sconosciuti) su una dimensione teatrale e da kammerspiel , vira sul tono leggermente drammatico, quello che alcuni chiamano “commedia drammatica”. Insomma, cerca di esaudire il suo personale desiderio: passare da regista ad autore. Ci riesce?

In The Place, un po’ come in Perfetti sconosciuti, tutto avviene a quel tavolo. Non c’è una compagnia di amici, ma uno alla volta, in religiosa attesa, come in fila indiana, un manipolo di “sconosciuti” (anche stavolta!). Le loro azioni non ci vengono mai mostrate ma solo raccontate. Vediamo le loro reazioni, dubbi, incostanze, impeti, rivolte, accondiscendenze, emozioni molto semplicemente. L’idea c’è, ha dell’intrigante (la psicanalisi non può sortire altro effetto!), anche se non è originale in senso stretto. Infatti, The Place si ispira alla serie tv The Booth at The End, creata da Christopher Kubasik. Ma sorvolando questo dettaglio, The Place è una scommessa vinta, un tentativo riuscito, di “rielaborazione” del teatro in chiave cinematografica. C’è un bel lavoro di sceneggiatura e di montaggio dietro (della sempre brava Consuelo Catucci), anche se alla lunga un po’ si avvita su se stesso. Paolo Genovese accarezza l’esercizio di stile, vi rimane in bilico, ma non ci cade dentro, ed è per questo che il film colpisce e nel complesso convince, dandoci la possibilità di vedere qualcosa di nuovo nel panorama del cinema nostrano. Onore a Genovese, che, come tutti noi nella vita, sta cercando il proprio posto, the place, nel mondo del cinema. E scusate se è poco…

p.s. meravigliosa Sabrina Ferilli, la più brava di tutti e tutte, ai livelli de La Grande Bellezza.

pp.ss. ma quello che pensano veramente i personaggi del film ve lo dico io con queste foto inedite…

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4 commenti

  • Concordo: è un bel film in cui Mastrandrea (enigmatico Mefistofele che sembra divertirsi a sondare la natura umana) dimostra una notevole spessore.
    Commedia drammatica? Direi più dramma che commedia.

  • Mi perdonerai anche questa volta ma io non credo che abbia eseguito Sabrina Ferilli la migliore interpretazione del film! Gli attori però, praticamente tutti, e quindi anche lei, meritano grande riconoscimento, bravissimi davvero. Anche secondo me, con The Place, la trasposizione di un linguaggio teatrale in film è pienamente riuscita. Bello questo susseguirsi morboso di entrate ed uscite dei personaggi nel locale e altrettanto bello proprio il fatto che le azioni piú estreme siano solo raccontate e mai rappresentate. Allo stesso tempo però, quest’ultimo meccanismo crea un gioco pericoloso sulla trama che, infatti, finisce presto per incartarsi su se stessa. Paolo Genovese, grande in Perfetti Sconosciuti, qui sembra aver perso un po’ il controllo. Nel suo precedente lavoro, ciò che ho trovato geniale è stato il rendere spaventosamente credibile il degenero relazionale a cui il gioco aveva condotto. Qui abbiamo l’estremizzazione di quel vertiginoso accrescere della complessità degli eventi, con un effetto a catena all’inizio anche intrigante ma poi praticamente assurdo. Per sino il finale mi ha deluso,il vuoto che lascia mi è servito a poco, non mi ha fatto ragionare. Il film rimane annodato su un risultato che mi ha dato l’impressione di aver voluto tentare un azzardo poco motivato.
    Bello il concept sul desiderio, il tuo e quello sviluppato dal film.

    • Confermo la mia opinione entusiasta sulla Ferilli e confermo anche che tutti gli altri sono molto bravi. L’unica differenza è che gli altri in quasi tutti i film in cui li abbiamo visti mettono giù delle belle performance, sia che siano diretti bene e meno bene dal regista di turno. La Ferilli è un’attrice che deve essere “seguita” nel lavoro sul personaggio, e qui la lodo perchè credo che Genovese c’abbia fatto su un lavoro molto mirato e i risultati si vedono.

      Sul resto siamo abbastanza d’accordo direi, scrivo anche io nel pezzo che la sceneggiatura si avvita su se stessa, quindi un pochino s’inceppa. Riguardo al finale, anche a me ha lasciato un po’ così. E’ un finale aperto a più interpretazioni. Lei è un angelo (sia chiama Angela non a caso) e allora lui è il Diavolo? Sono le due facce della stessa medaglia? Sono due delle tante sfumature della nostra anima? Chissà…

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