The Pride: l’orgoglio, e l’amore, oltre il pregiudizio

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The Pride di Alexi Kaye Campbell, diretto e interpretato da Luca Zingaretti, è un testo importante e potente sul tema dell’identità, umana prima che omo o eterosessuale.

The pride spettacolo Luca ZingarettiThe Pride, brillantemente interpretato da Luca Zingaretti, Maurizio Lombardi, Valeria Milillo e Alex Cendron, è uno spettacolo importante perché importante è il testo che lo sorregge e ispira, nato dalla penna di Alexi Kaye Campbell. Un’indagine sull’uomo, sulla sua identità sociale e sessuale, sospesa tra due epoche così vicine e così lontane: il 1958 e il 2015.

The Pride salta nel tempo e tra i tempi, raccontandoci a fasi alterne due vicende distinte, due amori e facce dell’amore a ben vedere, stringendo tra loro un nodo invisibile che le lega a doppio filo come fossero un’unica vicenda senza tempo. Dopo La torre d’avorio di Ronald Harwood, pièce sull’inquisizione subita nel 1946 dal direttore d’orchestra tedesco Wilhelm Furtwangler, Zingaretti continua la sua indagine sul tema dell’identità, su chi siamo o crediamo di essere, su come ci vediamo allo specchio e come ci inquadrano gli altri, ponendo al centro della scena certezze pronte ad essere scosse e infrante.

L’evoluzione spirituale dei personaggi corrisponde, nel passaggio dal primo al secondo atto, ad una rarefazione dell’apparato scenico, sobrio sin dall’inizio ma anche sempre più scarno scena dopo scena, come a voler lasciare spazio all’immateriale, ai sentimenti, al cambiamento che sempre necessita la perdita di qualcosa.

The Pride è teatro d’attore, di attori che cambiano toni, movenze e vite in corsa, nell’arco di pochi minuti. Ma è anche un teatro che sa essere moderno per il suo avvicinarsi ad un certo gusto cinematografico. È quanto emerge dalla proiezione di “titoli” temporali in apertura, dalla salita e discesa di schermi/pareti domestiche, ma soprattutto dal riuscito e accattivante gioco di entrata e uscita dei personaggi da un’epoca all’altra, dove le due, proprio tramite i personaggi, riescono a convivere come dissolvenze incrociate lunghe oltre il lecito.

Tutti bravi i quattro interpreti, anche se spicca in modo indiscutibile Maurizio Lombardi, il quale, grazie ad un elaborato lavoro sull’attore e il personaggio, riesce a far convivere in sé due character di grande peso e personalità.

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