The Town

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the-townIl concetto di genere serve, generalmente, nel cinema come nella letteratura, ad indirizzare lo spettatore verso i gusti che più lo soddisfano. Ogni genere ha i suoi punti fermi che vanno rispettati, quei must che ti fanno comprendere di fronte a quale genere sei. Ma l’adesione ad un genere ha due rischi all’orizzonte: da un lato rispettare troppo i clichè basilari fino a scadere nella piattezza e banalità più sconcertante, dall’altro esagerare nell’innovazione che fa storcere il naso se non stracciare le vesti ai veri estimatori del genere. The Town di Ben Affleck riesce a coniugare con equilibrio e sapore i due concetti da manuale del cinema di norma e trasgressione.

Un’opera ben congeniata, ben scritta, con dialoghi brillanti e mai retorici, che alterna lirismo intimistico a sequenze d’azione on the road mozzafiato e degne del migliore Ronin. C’è poco da dire: Ben Affleck ha del talento come regista. Mi dispiace per le gentili e fanatiche fan del suo faccino bello ma totalmente inespressivo e monotono, ma è molto più abile dietro che non davanti la macchina da presa.

Il genere “rapina a mano armata” annovera quindi una piccola perla ambientata a Charlestown, pericoloso quartiere di Boston, città che ogni anno può “vantare” circa una rapina in banca al giorno. E’ qui che Doug conosce Claire (Rebecca Hall), bella mora direttrice di una banca svaligiata con un colpo grosso. Ed è l’inizio della fine.

Affleck si circonda di bravi attori tra cui spicca un’immenso Pete Postlethwaite nei panni del fioraio/mandante. La colonna sonora fortifica il montaggio e sostiene l’attenzione dello spettatore. Trovata geniale l’uso di maschere rappresentanti scheletri e suore per assaltare al denaro.

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