Tonya: Margot Robbie pattini d’argento per un film che vale oro

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Tonya film sul pattinaggioCandidato a soli tre premi Oscar (l’unico vinto Migliore attrice non protagonista ad Allison Janney, Migliore attrice protagonista a Margot Robbie e Miglior montaggio), Tonya di Craig Gillespie per me avrebbe meritato di vincere tutti gli Oscar possibili, a partire dal miglior film, miglior regia, miglior colonna sonora, e non mi dilungo. Perché Tonya è un’opera completa, grande cinema in ogni sua parte, artistica e tecnica, ma soprattutto è uno di quei film come non se ne vedevano da tempo sul grande schermo.

Tonya è una vera fucilata (come quelle che lei spara al marito manesco), un volteggio che muta continuamente in vortice che avviluppa lo spettatore, catturandone senza ri(s)catto l’attenzione per due ore filate. Tonya taglia e ferisce come le lame dei suoi pattini sul ghiaccio, apre il cinema e lo ricompone stando in equilibrio (dichiarato sin dai titoli d’apertura) tra vero e falso, finzione realtà, ricostruzione e re-invenzione dei fatti. Come in un processo, ciascuno ha la propria versione dei fatti, e questa, citando il film del 2010 di Richard J. Lewis, è la versione di Tonya, anzi di Craig Gillespie (regista discontinuo ma che già con l’esordio Lars e una ragazza tutta sua del 2007 c’aveva stuzzicato).

Tonya è un’acrobazia costante, rude e leggiadra allo stesso tempo, anche grazie ad un montaggio che salta nel tempo come un atleta allenato e una colonna sonora (bellissima!) che non esita a passare da Romeo and Juliet dei Dire Straits all’heavy metal più duro nei momenti di tensione e ribellione. Tonya gioca con la realtà e, pur aderendovi moltissimo, se ne distacca nella sua coscienza d’essere film. Ecco allora che i personaggi nelle interviste frontali (idea azzeccatissima!) dialogano con lo spettatore, lo tirano per la giacchetta, lo richiamano all’attenzione, lo portano ora vicino ora lontano dai binari della narrazione, aprendo e chiudendo parentesi di intreccio nell’arco temporale narrato con ironia e cinico pragmatismo.

Lascia ancora più storditi pensare che quella mostrata è una storia vera, una vicenda passata agli annali dello sport, uno scandalo che scioccò l’America, intorno ad una fulgida ascesa e declino crudele di una donna che da un giorno all’altro passò dall’essere una delle sportive più famose del mondo ad una criminale (da strapazzo) rovinata e bandita per sempre. In alcuni passaggi, come in quello della rottura del ginocchio dell’amica/nemica Nancy Kerrigan, pare di assistere ad un film dei fratelli Coen (sembra Fargo!). Ma nell’impurezza della sua “grana” filmica e della fotografia (anche questa meravigliosa!) ci vengono in mente anche Il cigno nero  e The Wrestler di Darren Aronofsky. Storie di rivalsa e di affermazione, storie di discese agli inferi e ascensioni nel cielo stellato riservato alle celebrità, in un’America dove lo sport porta con sé molti significati, ricordi, ossessioni. Bellissimo, e simile proprio a quello di The Wrestler, è poi il finale, aperto, sospeso, proteso verso il futuro, su un ring stretto e quadrato che per Tonya ha sostituito il ghiaccio “bollente” delle sconfinate piste ovali, luogo dove si continua a sudare, lottare e sputare sangue. Per se stessi, per sentirsi vivi e riabilitati, in un’America che, come ogni Paese, grande o piccolo che sia, ha bisogno dei propri eroi, dei propri “dei” mortali da amare o odiare (con l’unica differenza che l’amore dura un attimo e l’odio molto di più).

Ma “a margine” di queste riflessioni, Tonya, piombando nella storia del cinema oggi, nel 2018, e non venti o trent’anni fa, è anche un film sulla donna di oggi, volitiva, desiderosa di affermarsi. Ma non solo. Tonya si candida ad essere anche l’eroina di tutte quelle donne che subiscono il potere violento, e purtroppo spesso armato, dell’uomo. È un invito a ribellarsi, a denunciare, a non confondere l’amore con qualcos’altro che non gli assomiglia lontanamente.

Insomma, Tonya è uno dei film più belli e importanti dell’anno, un cazzotto alla bocca dello stomaco che riattiva il cuore di un cinema spesso asmatico. Un film che merita di essere ricordato, studiato, un’opera d’autore che tende moltissimo ai sacri lidi del capolavoro. Ma il cinema, si sa, spesso è ingiusto, e Tonya cadrà nell’oblio, pagando le stesse sorti di una leggenda del pattinaggio relegata nella nebbia dei ricordi che, pur grandi, durano poco. W Tonya!

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Guardate questi due video che confrontano la vera Tonya Harding con quella interpretata da Margot Robbie… impressionante!

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