Transformers 4: non il solito fracassone di Michael Bay

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transformers_4[Piccola premessa: non amo il genere in questione e ho visto solo il primo episodio, ma a breve recupererò anche il secondo e il terzo…]

Il passato è storia, il presente è passato, il futuro è ora. Michael Bay anno zero. Il regista californiano mette un punto forte in quel genere trasversale che mischia action, disaster, alien e fracassone movie consegnandoci un valido prodotto cinematografico e non solo commerciale. Transformers 4 è infatti qualcosa di più di un blockbuster duro e puro.

Transformers 4 è un film solido, compatto, che sa coinvolgere e divertire senza lasciarci alla superficie dello schermo. La computer grafica domina incontrastata e a livello visivo siamo di fronte ad un montaggio delle attrazioni che tocca livelli mai visti prima. Ma oltre la forma, il film ha la capacità di essere qualcosa di più del solito fracassone che fa infuocare il botteghino, ovvero un film furbo, ma anche di concetto.

Transformers 4 ha innanzitutto una trama più articolata di tanti suoi simili, e riprende, amalgama e rielabora tutta una serie di contenuti già visti nel cinema passato. Ma non è pura e semplice citazione. L’“algoritmo” che li lega è un prodotto a sé, compiuto, d’effetto. C’è il sangue verde di Mars Attacks!, l’astronave che adombra la città di Independence Day, pioggia di macchine rovesciate come nella migliore tradizione Marvel, i salvataggi in picchiata di Spider Man, e molto altro ancora. Pesca poi nella Storia più remota, in quei ghiacci dove i dinosauri si sono estinti e li riporta in vita come indemoniati sferraglianti dragoni sputafuoco. Il mondo perduto di Jurassic Park torna nuovamente in auge in una versione fantasy-robotica. Ma non è finita qui.

In Transformers 4 c’è tutta l’America cinematografica di sempre: la villetta in mezzo a campi (si pensi a Signs…), la passione per le auto veloci (Fast and Furious), scorribande di macro-micromachines attraverso la Monument Valley di John Ford. E poi c’è l’America reale, quella che ha oramai superato e metabolizzato l’11 settembre 2001. Alcune inquadrature dal basso verso l’alto ricalcano esattamente le note immagini televisive dell’attacco alle Torri Gemelle, con il panico e il fumo in strada e giganti veicoli volanti che passano tra e dentro i palazzi di Manhattan. L’America ha digerito quel giorno, Michael Bay ne è cosciente e sa “traslarlo” nell’invasione aliena degli Autobot.

Buona la prova di Mark Wahlberg, il volto e i bicipiti giusti nel film giusto. Quando c’è da sparare, correre e salvare qualcuno (anche il mondo!) lui è un po’ il nuovo Tom Cruise. Superlativo Stanley Tucci.

p.s. non rimaneteci male se una volta usciti di sala le auto sono tutte belle parcheggiate, i palazzi intatti, le strade pacifiche e attraversate dalla sola calura estiva…

Un commento

  • Sono molto contento di trovarmi d’accordo con te! L’unica pecca che ci si può trovare è la lunghezza che può essere eccessiva per uno spettattore che non si lascia trasportare dal fracasso e dall’azione.

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