Tu devi essere il lupo: perla dimenticata del cinema italiano

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tu-devi-essere-il-lupoCarlo, poco più di 30 anni, è un tassista che ama fotografare di nascosto i suoi clienti. Vale, 14 anni, è sua figlia, una ragazzina come tante altre. Un rapporto forte il loro, che non permette intromissioni. Ma un giorno dal Portogallo sbarca a Sondrio una donna, che potrebbe alterare il loro equilibrio.

Tu devi essere il lupo è un film sincero, che con silenziosa profondità sa scavare nelle emozioni che regolano i rapporti umani. Un’opera che racchiude in sé tutto il lieve peso della vita.

Vittorio Moroni sa tenere in pugno i suoi personaggi e la sua storia, lasciando a lungo lo spettatore in un limbo di straniamento su ciò che accade. La stessa abilità è rintracciabile in un finale intelligente e non scontato. Poetica e spiazzante la sequenza d’apertura con le marionette.

Il montaggio alterna con oliata semplicità Italia e Portogallo, commoventi sequenze giallastre da filmino di famiglia a spaccati di presente oscillanti tra sorrisi e dubbi. La colonna sonora affianca archi, fiati e pianoforte in melodie dal gusto fresco, toccante, a tratti “infantile”. La poesia trova poi forza nelle fotografie, mostrate come eterni cimeli del tempo che fu.

Bravissimi gli interpreti, tra i quali non figura nessun divo. Ignazio Oliva è un padre amorevole, abile nel dramma come nella commedia. Spontanea l’esordiente Valentina Merizzi, forte e allo stesso tempo fragile dietro i suoi due occhi neri e sognanti. Intensa, nell’alienazione del suo personaggio, la prova di Valentina Carnelutti.

Tu devi essere il lupo è uno di quei film del giovane cinema italiano che avrebbero meritato una maggiore fortuna sul grande schermo. Un’opera che avrebbe riscosso grandi applausi, ma le cui ali sono state tarpate da problemi legati alla distribuzione nel nostro amato/odiato Belpaese. Ma è anche il frutto maturo e genuino di un cinema fai da te, audace, che a testa china non si ferma al primo (né al secondo né al terzo) ostacolo e fa di tutto per uscire in sala. Anche arrivare a fondare una piccola produzione indipendente come la MySelf. Lunga vita ai capitani coraggiosi come Vittorio Moroni, a quel cinema di sentimenti e umanità, privo di fronzoli e buonismi.

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