Un bacio di Ivan Cotroneo: la recensione

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un bacio film cotroneoQuanto è difficile raccontare l’adolescenza. Il cinema ci ha provato in tutte le salse, fino alla saturazione. Cinematograficamente parlando, quindi, non è più tempo per film sugli adolescenti. Ma la realtà, i fatti di cronaca, la regressione incontro alla quale stanno andando le neonate generazioni spinge ad andare controcorrente, a tornare sull’argomento. È come una necessità, mostrare per far riflettere, proprio come in medicina prevenire è meglio che curare. E di questa idea è anche Ivan Cotroneo che dedica la sua opera seconda dietro la macchina da presa, Un bacio, ai temi del bullismo, della discriminazione e dell’omofobia su e giù dai banchi di scuola.

Un bacio è un film che ha del fegato, da vari punti di vista. Ha del fegato nel tornare a (s)battere la testa su un tema abusato. Ha del fegato nel giocarsi i soliti stereotipi come il ragazzo gay, il giovanotto “mezzo scemo” e la giovine troietta di turno. Etichette che dicono il vero solo in parte, etichette riduttive ma pesanti come macigni. E ha del fegato anche nel porre i ragazzi di oggi come di fronte ad uno specchio, in cui ciascuno vede quello che vuole di sé, e ciò ha del catartico. Il tutto converge in un bacio che non è più un apostrofo rosa tra due parole magiche ma atto che espone, condanna, spezza il cuore e talvolta, come anche sentiamo ai telegiornali, spezza vite. Un bacio che, a ben vedere, incarna “semplicemente” il bisogno di affetto di una generazione (anzi più d’una!) dal futuro quanto mai incerto e nebbioso.

Detto questo, Un bacio è un diesel. I tre giovani interpreti, così come il regista, devono prendere confidenza con la storia, ora restandone a distanza di sicurezza ora entrandoci con tutte e due le scarpe. Un bacio è un film che ingrana piano piano, cosciente delle proprie smagliature iniziali le quali però, per fortuna, alla lunga, si stirano ed elasticizzano. Cotroneo sa i punti forti e deboli del suo script, così come coglie dove lo stereotipo diventa character, dove un brutto anatroccolo può tramutarsi in cigno (forse un po’ selvatico, ma pur sempre cigno). Non solo. Un bacio tratteggia bene i vecchi e i giovani, e questo non è da poco. Perché il cinema, spesso, nell’approcciarsi a questo “filone” adolescenziale, ha definito con l’accetta i personaggi di contorno, meglio detti genitori. Ivan Cotroneo, invece, sta attento anche a loro, così che di riflesso, di sponda, nel raccontare i ragazzi in realtà dice molto anche di papà e mamma.

Insomma, Un bacio non è un film perfetto, e non vuole esserlo. Così come non è perfetta l’adolescenza, così come è “in costruzione” il carattere di ciascuno di noi a quell’età. È un film che più che baciare, consolare, diluire, vuole parlare. E questo già è un buon voto in condotta.

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