Un cuore di vetro in inverno di Filippo Timi: la recensione

Leggi e vota il post 1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (voti 1, punteggio: 5,00 su 5)
Loading...

Recensione spettacolo teatrale Un cuore di vetro in inverno con Filippo Timi.

Un cuore di vetro in invernoC’è poco da ridere riguardo il nuovo spettacolo di Filippo Timi. Mentre ci sarebbe molto da riflettere. E lo dico al condizionale perché si ha l’impressione che più di qualcosa s’inceppi, restando confuso e inespresso, come una poesia che rimane in punta di penna.

C’è poco da ridere, in primis, in senso letterale, perché in Un cuore di vetro in inverno non c’è l’esplosiva comicità di Amleto e Don Giovanni, quel misto di stupida genialità e geniale stupidità che aveva una sua cifra e valore autoriale, un’identità forte e dirompente, dove l’eccesso, di un’ironia che sfiorava la volgarità, aveva una sua ragion d’essere. A Un cuore di vetro in inverno manca la ragion d’essere. E questo anche perché Filippo Timi non sa mettere da parte se stesso. Non sa imbrigliare quel senso di joke(r) che, da fine comunicatore quale è (non lo dà a vedere, ma è così), lo porta a non saper rinunciare al flirtare col pubblico, a farlo ridere (quasi per costrizione), anche goffamente, pure quando non sarebbe necessario. Come se la risata, pur condizionata, quasi a comando, fosse grata e gradita sia allo spettatore sia all’attore, come se da essa entrambi dovessero dare nuovo respiro al proseguimento della pièce, come nuova energia ad una batteria che ha paura di consumarsi e morire. E questo è ironico considerando che Un cuore di vetro in inverno è un testo (un bel testo!) sulla paura, sul dubbio che ci schiaccia l’anima, sull’incapacità di ridere e sorridere alla vita.

Ecco, questo “nuovo” Timi è un Timi che ha paura. Di cambiare tono, registro, status nell’appeal che negli anni ha creato nel pubblico (fedelissimo!) che lo va a vedere. Un cuore di vetro in inverno rimane caotico sia a livello drammaturgico sia a livello narrativo, anche se va riconosciuto a Timi d’aver scritto un testo profondo, d’impatto, con un paio di picchi notevoli, con un’ampollosità verbale che affascina e ricorda le meravigliose pagine scritte da Pasolini. Ma cotanta forma non trova degno scudiero nel contenuto, o forse è viceversa. Sì, perché anche qui Un cuore di vetro in inverno va in cortocircuito. Come palesa l’incerta definizione ambientale dello spettacolo: siamo in cielo, in paradiso, o siamo sulla terra, all’esterno di un bar? E c’è una corte col suo cavaliere e il menestrello e il fido servo, oppure ci troviamo in un luogo spirituale, celestiale, dove dei vivi non c’è traccia? O forse è entrambi, al contempo l’uno e l’altro?

Un cuore di vetro in inverno in più parti ricorda il mondo onirico di Fellini (e di Shakespeare), con inserimenti musicali da circo nomade e una Gradisca romagnola che regala gioie sessuali a chi parte per la guerra e potrebbe non fare ritorno. Da sogno proprio come quell’atterraggio sulla luna che apre e chiude la pièce. Quell’allunaggio in un non-luogo dove perse il senno Orlando, cavaliere come quel Don Chisciotte, brevemente evocato da Timi, che lottò contro i mulini a vento. Ecco, Un cuore di vetro in inverno picchia nei propri mulini a vento, instaurando una guerra in se stesso e contro se stesso. E incapace di uscirne vincitore, tornando a casa col vessillo alto e fiero, la butta in caciara con un siparietto finale (con le “classiche” palle da discoteca e una danza senza arte né parte su Michael Jackson) che strappa a forza applausi che cercano di lenire i difetti e le incertezze di quanto visto. Insomma, un finale stramaturo per un’opera ancora un po’ acerba, che non sa trovare il proprio cuore, centro e baricentro. Finale che lascia basiti di come si possa gettare alle ortiche anche i pochi semi e segni buoni seminati, pur un po’ alla rinfusa, qua e là. E anche su questo, c’è ben poco da ridere, e molto da riflettere.

Durata: 75′ atto unico. Visto al Teatro della Pergola di Firenze.

4 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.