Philomena: il capolavoro di Stephen Frears

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philomena“Chi sta in prima classe non è detto sia da prima classe”. Questa la perla di saggezza regalata da Philomena a Martin in viaggio aereo verso gli USA. E Stephen Frears lo è, di prima classe. Proprio come il suo film. E giù applausi scroscianti al PalaBiennale per il suo Philomena.

Sul grande schermo una storia vera, di “vita vissuta”, che mischia alla perfezione dramma e commedia. Judi Dench veste i panni di un’anziana donna irlandese che non ha mai smesso di cercare l’amato figliolo, toltole in gioventù dalle suore e affidato ad una famiglia americana. Un’opera sul valore delle origini e la forza d’animo per il cuore sacro e (s)confortato di una madre alla quale basta sapere che il frutto del suo grembo sta bene, è felice e in salute.

Pur con alcune frecciate alla Chiesa cattolica, confinate però in sporadiche affermazioni di sfogo di Martin, uomo di buona volontà ma astioso verso la religione, Philomena non è un film di denuncia, non è Magdalene di Peter Mullan. A Frears interessa solo raccontarci una storia, piccola, privata, che proprio per questo arriva al cuore, rimanendo impressa in noi ben più degli sciocchi romanzetti su principi e principesse letti e raccontati con foga dall’adorabile protagonista.

Supportato dalla luminosa colonna sonora di A. Desplat, un Frears d’annata che diverte molto e con intelligenza grazie ad una brillante sceneggiatura di ferro, densa di botta e risposta e scandita da gag ciniche e (poco) british. Un’opera che, sia a caldo che a mente lucida, serba quell’aura che solo i capolavori possiedono. Altro che il riduttivo premio per la Miglior Sceneggiatura… Philomena meritava il Leone d’Oro!

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