Voyage of Time: National GeoMalick.

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voyage-of-timeUn “antipasto” ce lo aveva dato in The Tree of Life. Ora con Voyage of Time Terrence Malick dedica un film intero alla creazione del mondo, della vita, cavalcando le creste del tempo. Un viaggio al centro della terra che si fa viaggio al centro del cinema tramite immagini di una bellezza sconvolgente, dove il tempo si ferma e quasi si materializza.

Malick ricorre al suo più consueto espediente narrativo: la voce fuori campo (ora narratore ora voce interiore), stavolta di Cate Blanchett, che ci accompagna con un monologo che pone domande ma non ottiene risposte, interrogando la Grande Madre Terra. L’uomo parla, chiede, domanda. La Natura non risponde. Come la luna di Leopardi. Come il dialogo tra la Natura e l’Islandese. Solo che la Natura, stavolta, non è cattiva, malevola, crudele, ma madre buona, portatrice di bellezza e benessere. Ad essere cattivo è l’uomo, con la creazione delle differenze sociali, con l’uccisione del prossimo e degli animali, con i danni causati al Creato. In tutto questo c’è tempo per la creazione del mondo, tra lava e meteoriti, particelle minuscole e dinosauri appariscenti. E sono stupore e meraviglia a guidare le nostre emozioni.

Voyage of Time è un nuovo eloquente capitolo nella filmografia di un regista sempre più uguale a se stesso ma anche sempre più desideroso di approfondire quanto già detto nei film precedenti, come di spin-off in spin-off. E il pubblico, per magia o per amore, continua a seguirlo e non tradirlo, pendendo dalle sue labbra e dalle sue immagini di ineffabile maestà.

Voyage of Time chiede allo spettatore solo di lasciarsi andare, di farsi trasportare dal flusso del tempo e della settima arte, dalla sinfonia visiva orchestrata da un Malick che, inguaribile, continua a trasmettere speranza e riflessione. A costo di giungere alla più scontata e classica delle conclusioni: che è l’amor che move il sole e l’altre stelle. E scusate se è poco.

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